Il gameplay è molto semplice: devi solo correre nell'arena evitando la palla e raccogliendo i dati dagli obelischi; la morte non è una morte reale, ma un reset per gli obelischi stessi quando vengono infranti dalla palla e poterli rendere di nuovo attivi per completare la main quest.
Ho apprezzato lo stile grafico e come il gameover si intreccia con la narrativa, non dandoti quindi quel vero senso di fallimento ma anzi spingendoti a cercare un'esperienza dolorosa per poter ritornare sui tuoi passi.
Mi è piaciuto molto l'endgame, cioè andare nell'archivio e dover TU manualmente riordinare i floppy e sbloccare il finale segreto; quello è veramente un colpo di genio.
Mi sembra un concept eccezionale per un gioco cyberpunk, o comunque un gioco in cui tenti di entrare nella mente svuotata di questi soggetti che non stanno bene e te tenti di dargli una mano in qualche modo, o magari sei tu stesso che hai una PTSD e operi su te stesso per curarti... ci vedo molti sbocchi possibili!
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Siamo consapevoli che il gameplay sia la componente più “debole”. Sviluppando il gioco, tra scadenze strette e lavoro da parte del Narrative Director, ci siamo resi conto che il gioco era più improntato sulla narrazione e che fosse difficile costruirgli un gameplay più profondo di questo, più per motivi di narrativa appunto.
Grazie per gli spunti e per i complimenti, contenti che ti sia piaciuto!